Nichi Vendola - Brescia, 1 giugno 2008
Domenica mattina alle 9.30 ero a Brescia. Per una lacustre del fine settimana come me, questo significa alzarsi almeno un’ora e mezza prima per riuscire ad avere un aspetto quantomeno simile al decente che la gente che urla terrorizzata per strada quando vede il mostro non è un bello spettacolo a prescindere.
Dicevo… essere di Padova, vivere nel week-end al lago di Garda e trovarsi alla domenica mattina a Brescia, anche se ti sei alzato ad un ora che consideri l’alba, è bello. Per tanti piacevolissimi motivi. Intanto perché sono con il mio ragazzo che per una serie di questioni personali da settimane vedo di sfuggita per pochissime ore. Poi perché mi fa sentire una vera signora l’idea d’avere del tempo da dedicarmi… del tempo di qualità, per me, che può significare semplicemente fermarmi a prendere il giornale, beccare una pasticceria che fa la crema con la vaniglia vera e sedermi a leggere le notizie e magari a discuterne con lui. Poi perché l’appuntamento di Brescia non è casuale. C’è Nichi Vendola che viene a parlare e così in due minuti al nostro tavolo ci sono tutti i compagni della provincia che non vedo da tempo e che accolgo (e mi accolgono) con un sorriso. E’ bello non essere nella tua città ed in qualche modo sentirti parte di una comunità unita ed amichevole ed estremamente forte quale non hai a casa tua (perché magari non l’hai saputa creare eh).
Le persone del gruppo di Rifondazione Comunista di Brescia io le vedo raramente. Non faccio politica attiva, se non dare una mano qualche volta quando serve o alle votazioni più importanti e quindi rivedere quelle persone che per un certo periodo dell’anno (luglio, festa di liberazione di Brescia) sono culo e camicia con me, rivederle felici di incontrarmi come io lo sono per loro, sentire i loro abbracci o raccontare le ultime novità… ecco, mi appaga. Mi fa felice. Mi cambia la giornata.
Poi c’è stato Nichi Vendola che è un uomo di uno spessore che non credevo. Un ora di discorso. Tutto a braccio. Senza un foglietto in mano. In piedi emozionato, intenso… un passionario. Uno vero. E parlare della storia del partito, dei problemi e delle mille domande. E la voglia di continuare e crescere. E di aprirsi e l’umiltà di non avere le risposte ma di avere voglia di cercarle. Scoprire un po’ della sua storia passata e di quella presente. Leggere nelle parole l’amore che quell’uomo prova per le persone. Anche quelle che deludono. Anche quelle che tradiscono. In senso forte di autocritica e l’espressione, contemporanea, della volontà di comprendere appieno gli errori per risolverli, cambiare…
Ci sono stati due o tre momenti in cui le sue parole m’hanno commosso. Ma non sono stata l’unica col fazzoletto in mano in quell’ora. Perché ciò che ha detto era vero. E soprattutto vissuto. E pieno di voglia di miglioramento. E pregno di dispiacere per le liti interne.
Il “popolo” vendoliano di Brescia era a Brescia per lui domenica mattina e sono ONORATA d’avergli potuto stringere la mano. A quell’uomo minuto ed a tratti intimidito dalla nostra piccola folla. Quell’uomo che ha saputo rinfrancare, parlare al cuore ed all’anima. Che ha saputo emozionare. Con la sua dialettica da svenimento. Con la qualità delle sue esperienze personali. Un vero leader. Un uomo carismatico. Io voterò perché sia il nuovo segretario del PRC e con tutto il cuore spero di essere maggioranza, questa volta.
Nomi e cognomi
Io acquistavo
Ed allora ho pensato che si usano i nomi e cognomi a proprio piacimento e solamente per sminuire o ferire. Vladimir Luxuria, che ho avuto il piacere di incontrare e che vi giuro… è femminile (e gentile) molto più di tante che conosco, diventa Vladimiro Guadagno per disconoscere la sua scelta e la sua stessa persona. Per umiliare ricordando che è un uomo che si traveste. (anfatti ricordo che pure Castelli prima delle elezioni 2006 apostrofava
Soprattutto perché le medesime persone si guarderebbero bene dal chiamare Sophia Loren, Lino Banfi, Linus o anche Platinette con il loro vero nome.
dammi una poltrona o mi taglio le vene 

grazie
vorrei ringraziare il PD che con il suo grande balzo verso il centro non è riuscito a raccattare neanche un voto ma solamente a spaventare gli elettori di sinistra. E dopo una “musata” così non hanno neanche il coraggio di ammetterlo.
Vorrei ringraziare il PD perché
Vorrei ringraziare Valter Veltroni che dice che
Ecco a cosa è servito il correre da soli e voto utile. A cancellarci dal parlamento. Se questa è utilità. Se questo è qualcosa di cui essere fieri…
Vorrei ringraziare anche tutti gli elettori della Sinistra Arcobaleno che non l’hanno votata perché hanno avuto paura ed hanno creduto alle parole di un perdente vero. Un partito che è stato al governo due anni ma che in campagna elettorale ha fatto finta che non fosse così. che ha nascosto Prodi dalla vista di tutti. che è riuscito, con la stragrande maggioranza di presenze in parlamento a dare la colpa ad altri del suo fallimento.
Vorrei ringraziare tutti quelli che non sono andati a votare.
Perché io sono una dei pochi. Una di quel milione e poco più di coglioni che ancora ci crede. E che, sgomenta da quello che è successo al suo paese in questi due giorni, da extra-parlamentare avrà più voglia di impegnarsi e lavorare di prima.
E infine, ma veramente, vorrei ringraziare Fausto Bertinotti perché, giustamente, ieri sera c’ha messo la faccia. E dev’essere stata dura, dev’essere stato pesante ma ha fatto autocritica perché tanti sono gli errori che questo partito deve risolvere.
Concludo con una frase che ho sentito pronunciare da Fausto ieri sera a Matrix. Quando Mentana, cercando di stemperare la tensione si è messo a parlare del Milan. Beh ecco, la risposta di Bertinotti è stata: Non ho cuore per gioire del Milan. Mi perdoni ma oggi non ho cuore…
Due anni fa avevo insistito. Perorato, parlato e discusso. Avevo chiesto e tentato di convincere. Avevo financo pregato di andare a votare. Generalmente (generalmente!) l’astensione proviene dalla critica. Generalmente (generalmente!) la critica più forte arriva dal popolo di sinistra verso la sinistra stessa.
Questa volta ho taciuto. Perché c’era veramente tanto di cui essere poco fieri e di cui lamentarsi. Ho taciuto ed ho lasciato che ognuno, giustamente, facesse quello che riteneva più giusto per lui, senza provare a fargli cambiare idea.
Io però da stamane ho un magone… un magone che non vi dico. Perché in tutta coscienza so di non aver fatto un cazzo perché il risultato di queste elezioni mi rendesse un pò più fiera di questo paese.