dell'educazione e dei tempi andati
Ho sentito di striscio la bagarre relativa al figlio di Umberto Bossi. Bocciato l’anno scorso e poi di nuovo quest’anno presentatosi da privatista. La colpa è dei professori “terroni”. Punto.
Non voglio qui analizzare la boria e l’ignoranza di una affermazione di questo tipo. Che tra l’altro riapre il discorso dei nordisti contro sudisti che mi dà francamente il voltastomaco. Mi piace però fare un ragionamento più ampio su come siano cambiati i tempi da quando, a scuola, di andavo io.
L’impressione che ho, anche leggendo i giornali, guardando
Ora… di aver detto a mia mamma che la profe ce l’aveva con me credo che capitasse almeno una volta al mese. Che mia mamma mi infamasse perché non studiavo era ciò che succedeva. Forse mia madre ha esagerato in senso opposto perché non ricordo in nessuno dei miei anni di scuola una-volta-una che mi abbia difeso. E penso che questo non abbia solo a che fare con il fatto che, effettivamente, io non studiavo. Ma piuttosto che sia strettamente relazionato al senso di rispetto che si deve portare ad un adulto che, in questo caso, è pure deputato nella tua istruzione.
Un genitore che difende a spada tratta il proprio figlio dal giudizio di un adulto incaricato di farlo (insegnare e quindi verificare il risultato dell’apprendimento) di fatto delegittima l’autorità di quella persona. E se il genitore non ha rispetto di una persona adulta perché mai dovrebbe averlo suo figlio?
Come succede in famiglia, queste cose, secondo me, andrebbero discusse a quattr’occhi. Esattamente come non v’è nulla di peggio di un padre (o una madre) che contraddice la decisione del compagno davanti al figlio, così il genitore che ritiene quest’ultimo realmente vittima di un professore (perché questo può succedere) dovrebbe andare di persona a chiedere spiegazioni ed eventualmente muoversi con preside ed oltre ma mai insegnare a suo figlio che la ragione dei suoi insuccessi è di altri. Privandolo, al tempo stesso, della stima e del rispetto necessari per ascoltare una persona con il desiderio di apprendere ma anzi, spingendolo a ritenere che tanto, il suo insegnante, dice solo stupidaggini.
I grandi quesiti della vita /1
Cosa spinge il medico a zompare addosso alla sua paziente che, fiduciosa, è sdraiata sul lettino?
ma soprattutto, perché lo fa solo dopo averla visitata?
domenica ti porterò sul lago…
il mio fidanzato, assieme ad altri del gruppo politico ed ambientale della zona, sta occupandosi del problema da parecchio ormai. E' una di quelle classiche situazioni dove incredibili interessi economici intendono prevaricare la volontà dei cittadini ed il bisogno di verde e di preservazione del territorio che dovrebbe essere, invece, la prima ragione di lavoro di ogni amministrazione locale.
Tanto stanno cercando di fare questi cittadini per impedire questo tremendo duplice progetto di occupare una delle poche aree verdi rimaste, per costruire una fabbrica (Pratomaggiore) e sostituire la fabbrica già esistente da anni nella zona di Salò con un mastodontico complesso di oltre 300 appartamenti destinati, quasi esclusivamente, a seconde case (area Tavina).
Allo scopo è sorto il comitato "Salviamo Pratomaggiore". Questo è il link al sito nel quale è possibile avere qualche informazione in più.
È una buona causa per cui sarebbe serio battersi. A prescindere. E non, come spesso succede, solo quando il palazzone te lo costruiscono davanti a casa.
Tipo un po’ di robe che ho fatto e pensato stamattina
Questa mattina alle 9 ero a Venezia. (diobonino che bella Venezia!). Poi rientrando a Padova mi sono fermata a visitare un paio di clienti. La giornata qui è bellissima. C’è un sole pazzesco ed il traffico è relativamente clemente perciò, anche per l’idea felice del weekend lungo e di sta cavolo di Martuzzi che si deciderà a figliare prima o poi, mi sentivo ispirata alla guida e pure parecchio gioiosa dentro.
A contribuire a questo festoso insieme di elementi c’era la sigarettina Polmol azzurra, e radio Diggei che sparava l’ultima di Vasco, che non è il mio cantante preferito del mondo ma che quanto scrive canzoni d’amore è il numero uno.
Radio Diggei era una vita che non l’ascoltavo. Prima era l’unica e sola, poi, ho scoperto Radio24 che ne ha preso il posto (sono una tipa dai grandi amori infiniti e temporanei)
Radio 24 io l’ascolto anche quanto parlano di calcio che non me ne potrebbe fregare di meno. C’è poca pubblicità. Tanto servizio. Voci bellissime. Gente mediamente intelligente. Questa mattina però parlavano di Padre Pio ed allora va bene tutto, radio24 che ascolto anche col calcio ma l’orchite fulminante no eh!!! Così ho girato su Diggei. Ho sentito l’ultima di Vasco. Ho pensato che era una canzone perfetta per l’innamoramento. Quanto c’è uno che ti piace e tu hai il fascino a mille perché lo desideri una vita. E sei eccitata ed emozionata all’idea di vederlo. Ed è tutta una novità. Ogni parola. Ogni discorso. Ed i dialoghi sono sempre interessanti. E le disquisizioni ai massimi sistemi. E lui che non ci crede che esista al mondo una tipa figa come te. E tu che non ci credi di avere avuto il culo sovrumano che questo ti caga. Insomma… quella fase lì che è bellissima e che passa subito.
Poi Linus si mette a raccontare di motorini vintage e dei bei tempi andati e mi sono ricordata di quanto giravo col mio Sietto rosso. (per i nati negli anni 80 trattasi del motorino marca PIAGGIO modello SI che, dotato di sella lunga aveva sostituito in figheria il ben più famoso CIAO). Il mio Sietto comunque aveva la sella corta che io figa, nell’adolescenza, non lo sono stata mai, neanche per un momento, neanche per sbaglio. E siccome lo usava ogni tanto anche mio padre aveva avuto l’ardire di metterci il parabrezza, si! proprio quello osceno di plasticone. Perciò ogni volta che lo usavo io toglievo il plasticone ed abbassavo i due sostegni di metallo verso il fanale così da non far capire ai miei coetanei quanto sfigata dentro io fossi (… erano tempi durissimi!),
Il mio motorino andava a miscela che credo non esista più. La leggenda sosteneva che poteva essere autoprodotta aggiungendo la percentuale esatta di olio nella benzina ma io dico… come cavolo fai da una latta a far scendere la quantità giusta? Impossibol. Così si andava dal benzinaio. Chiedevi miscela al 2% e lui attaccato alla pompa di benzina aveva una specie di valvola con una leva che serviva a selezionare la percentuale desiderata e poi, come David Copperfield de noantri compieva il miracolo.
Il motorino aveva anche una speciale levetta, sotto il poggiapiedi che serviva per far entrare la riserva. Oggi, scopro, c’è la lucina come in auto ma all’epoca tu stavi andando tutta figa nel tuo sietto rosso e lui ti moriva tra le mani. Ma tu, che eri ganzissima, proprio mentre lo sentivi che SI! Stavi per fermarti proprio in mezzo a quel incrocio, ti abbassavi fulminea, giravi la levetta e ripartivi. Erano cose belle.
Così mi è capitato di pensare che i nostri nonni e genitori hanno assistito ad ogni tipo di progresso. Non avevano nulla e poi la televisione nelle case, gli elettrodomestici, la lavatrice e la lavapiatti. Gli aerei per il turismo e il primo passo sulla Luna. Il voto alle donne. L’aborto ed il divorzio. Fino ad oggi, i cellulari, il robottino su marte,
Le grandi domande
dovere, necessariamente, scegliere.
sabato pomeriggio.
ludico o impegnato?
easy o deep?
amici o compagni?
insomma: qui o qui?
Tre tipi contro tre tipi
Ieri sera, in una paninoteca vicino all’ufficio, ho realizzato quanto diversi siamo i miei soci ed io.
Il boss è un tipo da mozzarelline fritte. Il tecnico invece da olive ascolane. Io, patatine ketchup e maionese tutta la vita!
Analisi del sangue
Inaspettatamente tutto bene. Temevo non ce l’avrebbero fatta. Invece… diluito tra caffè, vino e spritzetti, una siringa sono riusciti a prelevarmela.
Ritratto di beone.
Una delle ragioni che m’ha spinto ad andare dal medico (chiurgo estetico) è che ho una macchiolina rossa sul naso che non va via. Io mi pensavo che era un brufoletto perché non è che c’ho il microscopio nucleare a casa. Invece lui subito mi guarda e mi chiede: da quanto tempo ha quelle vene? Che vene (brutta bertuccia) gli rispondo? Lui prende uno specchio che nasconde, chiaramente, un microscopio nucleare e mi mostra il mio naso. E ci vedo la macchia che non è un brufoletto ma una serie di ragnateline di vene. Devo dire che sono abbastanza orgogliosa di me perché ho avuto una reazione moderata e calma. L’ho guardato con gli occhi fuori dalle orbite ed ho pronunciato, in quest’ordine, esattamente le seguenti parole:
AAAAAAAGH!!!! Diocheschifooooo! Mannò! Ma come è possibile?!?
sono un beone. Sono l’immagine del beone.
Mi ridurrò con tutto il naso pieno di vene come gli imbriagozzi.
E poi mi si gonfierà e riempirà di pori dilatati. E non mi vorrà mai sposare nessuno!
Diocomesonoinfelice….. aaaaaaagh!
Letizia, presente alla scena, m’è sembrata pentirsi d’avermi presentata come la sua migliore amica.