Il nostro 25 aprile
Sto per arrivare al lago e mi raggiunge un sms dell’ingombrantino. Dice solo ormai ci siamo. Mi viene da piangere e l’unica cosa che riesco a fare è girare il medesimo sms alla Pulcia che ho bisogno di condividere la mia immensa felicità con qualcuno.
In effetti manca ancora qualche ora ma capiamo che stanotte sarà la notte perché Marta ha smesso di mangiare da qualche ora e, più di tutto, perché non si butta a peso morto sulle cozze cercando di togliercele di bocca. Ha passato tutta la giornata attaccata all’ingombrantino impedendogli minimo movimento e pretendendo lunghe e profonde carezze sulla pancia. Adesso invece è in un momento di rifiuto. Non è possibile toccarla e solo ad avvicinarsi mugola nervosa.
La notte precedente l’ho passata praticamente sveglia così alle 11 sto per crollare. Dico all’uomo… perdonami ma vado a letto. Lei però mi segue e si mette nel cassetto dell’armadio in camera da letto che lui le ha preparato per darle un posto riparato, silenzioso, sufficientemente buio ed isolato. Capisco che vuole un po’ di coccole e comincio ad accarezzarla. Lei fa le fusa mentre la pancia quasi con un moto proprio comincia a contrarsi. Alle 11.30 si alza di scatto e comincia a spingere. Urla dal dolore e dalla rabbia. Esce dalla sua culla e comincia a correre per la camera da letto nel terrore di un male che non capisce. Poi un fiotto di sangue ed il cucciolo è fuori. E’ appeso al cordone ombelicale e lei si sente questa cosa che la tira. Piange e gira in tondo cercando di toglierlo. Continua a non capire finché l’istinto la spinge a rientrare nel suo posticino. E per incanto il dolore è passato. Il cucciolo è staccato da lei e comincia a mangiarsi la placenta ed a leccarlo. Lo nasconde col suo corpo perciò mi ci vuole qualche secondo per vedere che è rosso. Come lei. Rosso!
Come ho detto non avevo dormito la notte precedente ed a quel ora ero sfinita. Il letto è vicino così mi alzo per distendermi un momento. Ma non faccio in tempo a tirarmi le coperte che Marta è sul letto. Guardandomi negli occhi mi urla un MIAOOO con un gattino che le sta già uscendo e mentre mi alzo di corsa per tornare al mio posto, già si rituffa nella sua cuccetta.
L’ingombrantino è cotto. È stato sveglio con me, sdraiato nel letto guardandola e parlandole per tutto il tempo così da una mezz’oretta ci ha abbandonate al nostro destino. Salvo svegliarsi di quando in quando per chiedermi “quanti sono?”. Cinque è la mia prima risposta. Sei è la seconda.
A quel punto sono le tre passate. La guardo, avvicino il mio viso al suo musino e le dico: mi fai andare a dormire? Lei mi lecca una guancia fusando e mi lascia alzare.
