
Ho comprato il libro di Jamie Oliver soprattutto per le bellissime figure. Ho scoperto un cuoco molto giovane, appassionato al lavoro e veramente bravo. Il suo libro riporta ricette molto semplici con sue personali rivisitazioni della cucina italiana. Il volume è corredato da suoi racconti di viaggio e da un reportage fotografico che da solo merita l’acquisto.
Lì c’ho scoperto la ricetta perfetta per il polpo. Da non confondersi con la piovra che è forse più bella da vedere ma rimane più dura e cucina in molto più tempo. Tra l’altro il polpo viene pescato nel nostro mare adriatico mentre la piovra chissà.
Ingredienti:
* 1 polpo bello grosso pulito di becco ed occhi. Io l’interno della testa ce lo lascio perché in cottura non mi dispiace anche se poi, quando lo taglio tolgo tutto.
* la scorza di un limone tagliata a listarelle sottili
* 1 spicchio d'aglio tagliato finissimo
* 1 peperoncino
* una manciata di prezzemolo
* olio extravergine d'oliva
In una padella capiente mettere 7 cucchiai d’olio a fuoco molto basso. Aggiungere l’aglio, il limone, il peperoncino ed un po’ di prezzemolo e soffriggere leggermente senza che l’aglio scurisca. Introdurre il polpo dopo qualche minuto, coprire col coperchio e muovere bene la pentola in modo che il sugo si distribuisca sui lati e sopra il polpo.
Lasciare il coperchio, abbassare il fuoco e cucinare per 15-20 minuti girando ogni tanto perché cucini uniformemente.
Risultato: PER-FET-TO!
Per una insalata sfiziosa unire il polpo tagliato a pezzetti ad una carota, un gambo di sedano e mezzo finocchio tagliati a julienne. Condire con un po’ d’olio, aceto e qualche cucchiaiata del sugo di cottura.
Come volevasi dimostrare
come sapete tre giorni fa avevo appuntamento col venditore della Tecnocasa che voleva fare un “punto della situazione”.
Arrivo che c’ho il sangue che mi ribolle e mi siedo davanti alla sua scrivania. Lui mi saluta e mi porge, tutto sereno, un diagramma dove c’è uno spicchio che occupa oltre il 54% della torta.
Lo spicchio riporta la seguente didascalia “troppo caro”. Scopro che 54 persone delle 100 e passa contattate si siano lamentate che chiedo troppi soldi per il mio appartamento.
Lo guardo che credo che veramente stiamo pettinando le bambole e non parlando di lavoro e gli domando quando sono passate da casa mia 54 persone visto che non vedo nessuno dal 9 di gennaio. Sono contatti telefonici, mi risponde.
Domando dunque con che cognizione di causa queste persone che NON hanno visto casa mia si permettano di dire che io chiedo troppo. Sulla base di quale analisi…. Cosa sanno del mio appartamento per permettersi di giudicare. Gli domando quindi LUI con che faccia mi piazzi davanti al naso quel foglio. Gli ricordo, tra l’altro che il prezzo l’abbiamo fissato insieme su sue indicazioni dato che io pensavo di chiedere di più.
Lui balbetta. Io sono a mille e non riesco a trattenere la lingua in bocca. Finisce che glielo dico che mi sembrano poco seri. Che sono stati seduti sul mio contratto e se ne ricordano adesso che tra un mese scade. Che se credono che abbassi il prezzo perché così loro in un mese riescono a concludere una trattativa se lo scorda di brutto. Che io piuttosto ci marcisco dentro quella casa ma che ormai è una questione di principio e non gli tolgo neanche due lire. Che il 7 aprile io passo la casa ad una altra agenzia e che non succederà mai più che io ceda qualcosa in esclusiva visto che si rivela essere un impegno solo per chi vende.
Lui riesce a dire che non voleva chiedermi di abbassare il prezzo. Io gli domando allora perché la prima cosa che m’ha mostrato dopo un mese e mezzo che non lo vedo, è un disegnetto che spiega che 54 persone (cinquantaquattro!!!) pensano che io sia una ladra.
Poi mi alzo. Vado a casa e mi faccio un brindisi. Perché il mio appartamentino è proprio bello e nessun ciccione della tecnocasa si deve permettere di trattarci così!
Questa mattina sono stata da un cliente che mi ha presentato un tecnico esterno che gli cura le installazioni. Ci mettiamo a parlare di cavi, connessioni, matrici e sezionatori e mi offro di passare, la prossima settimana, per “dare una mano”… portare un po’ delle mie cose, far vedere come funzionano i miei sistemi e c.c. (compagnia cantante) (da non confondersi con c.b. compagnia briscola).
Il tizio mi guarda come se avesse di fronte un extra-terrestre. Il capo tecnico lo tranquillizza dicendogli che le so fare quelle cose, e che non ho problemi nel mettere mano ad un BNC o un XLR.
Lui gli risponde stralunato: no, non è questo il problema. Però se viene lei a lavorare qui poi siamo noi che non combiniamo più niente. Voglio dire… un po’ di umanità. Lei ci viene a trovare, sta dieci minuti e poi fuori che sennò questo impianto non lo finiamo neanche tra un mese.
Il capo tecnico sorride, l’installatore sorride, il proprietario sorride ed io c’ho 2000 denti che non riesco a trattenere dentro la bocca. Li guardo con gli occhi che sbrilluccicano, poi, sentendomi molto Kim Basinger dentro, me ne vado.

