It’s springtime! Wake-up girls!
La casetta degli amori di Polpe è situata in una zona di clima lacustris-mediterraneum. Il termine, anche se non l’avreste mai detto, l’ho coniato io stessa medesima e significa che la zona è baciata dal sole e da una discreta dose di culo che crescono limoni ed olivi e che a marzo, se c’è il sole, già mangi fuori (ma hai un po’ caldo però!)
Il davanti (termine tecnico architettonico) della casetta degli amori è rivolto verso uno dei punti cardinali. Quello del titotato. Che hai il sole che batte gran parte della mattina ed quasi tutto pomeriggio. Insomma, fa abbastanza un caldo infernale, perciò le uniche piante che non soffocano bruciate dal sole sono, appunto, gli agrumi e le grasse (cafona che sono sempre ad offendere!).
Che danno una soddisfazione (le ciccie), lì, che non vi immaginate. L’hanno scorso ho comprato quelle da un euro che ti tirano dietro ai supermercati. Le ho trapiantate dentro gli Impruneta (beissimi). Le ho piazzate al sole. E quest’anno il risultato è questo:

Faccio notare sullo sfondo, dopo l'ultima pianta, lo spiritello ben-augurante della casa. Un gattino rosso che mi ha regalato la vicina dicendomi: non ho potuto non comprarlo. È spiccicato
dammi una poltrona o mi taglio le vene 
Be part of the Polpe world
L’ingombrantino è sempre più impegnato politicamente. Ora anche nel piccolo paesetto dove abitiamo (io solo nei week-end) che abbiamo scoperto particolarmente vivace ed attivo e ricco di (belle) persone che si danno un sacco da fare e che organizzano manifestazioni ed incontri interessanti.
Non è bastato un intero anno e mezzo a comprare il giornale dal giornalaio, la carne da macellaio e la verdura dal verduraio per far capire a tutti che non ero di passaggio. Che non ero una turista con la casa per le vacanze.
Serviva che l’ingombrantino andasse alle riunioni delle associazioni e liste civiche del paese, che offrisse il suo contributo o anche solo la sua presenza e che, giocoforza o si procede al taglio netto degli attributi, coinvolgesse anche me.
C’è stato un aperitivo con panino e salamina il giorno prima delle elezioni (sigh!) e poi il bellissimo film sulla resistenza del 25 aprile. E ancora, la festa del primo maggio al castello dove ho anche dato una mano a servire. Ma sono stati anche i concerti, i reading, i film al circolo Arci. Insomma, improvvisamente, dopo un anno e mezzo di buongiorno signora, oggi comincio a sentirmi parte di questa comunità.
Oggi, già al parcheggio, quando scendo dalla macchina, c’è chi mi saluta con un semplice (ma favoloso) “ehi, ciao Silvia. Sei arrivata?”
Capù: ripieno avvolto in foglie di verza.
Prendere le foglie della verza e metterle a scottare nell’acqua calda. Toglierle poco dopo e riempirle di un buon ripieno di carne, pane e formaggio, aglio e prezzemolo (o anche solo verdure se si preferisce).
Avvolgere le foglie su se stesse e sistemare l’involtino ottenuto in una pirofila da forno.
I capù vanno conditi con burro, olio, formaggio grattugiato, un mestolo di brodo, eventualmente, se piace, un po’ di salsa di pomodoro e sale quando basta e cuocere per trenta minuti.
la foglia di verza è molto grande. Io ho provato con quella intera ed i camù vengono molto grossi e poi l’anima della foglia è dura e non è molto piacevole. Consiglio di usare quindi mezza foglia (togliendogli la parte dura ovviamente) per fare degli involtini piccoli, che così cucinati, credetemi, saranno deliziosi.
i Capù sono un tipico piatto camuno.
157 morti di tumore, 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, un colosso dell'economia italiana sotto accusa: il processo al Petrolchimico di Porto Marghera, iniziato nel 1998, si è presto rivelato un caso clamoroso, concluso nel 2004 con la condanna di numerosi dirigenti di Enichem e Montedison. (fonte: internetbookshop)
Da leggere se vi interessa la storia contemporanea. Da leggere se vi interessa avere conferma come spesso (sempre?!?) gli interessi economici scavalcano e prevaricano il bene comune. Anche a costo della salute della gente. Un libro agghiacciante e commovente e molto ben scritto. Una storia che si vorrebbe leggere come un romanzo e che purtroppo è vera tutta.


Il nostro 25 aprile
Sto per arrivare al lago e mi raggiunge un sms dell’ingombrantino. Dice solo ormai ci siamo. Mi viene da piangere e l’unica cosa che riesco a fare è girare il medesimo sms alla Pulcia che ho bisogno di condividere la mia immensa felicità con qualcuno.
In effetti manca ancora qualche ora ma capiamo che stanotte sarà la notte perché Marta ha smesso di mangiare da qualche ora e, più di tutto, perché non si butta a peso morto sulle cozze cercando di togliercele di bocca. Ha passato tutta la giornata attaccata all’ingombrantino impedendogli minimo movimento e pretendendo lunghe e profonde carezze sulla pancia. Adesso invece è in un momento di rifiuto. Non è possibile toccarla e solo ad avvicinarsi mugola nervosa.
La notte precedente l’ho passata praticamente sveglia così alle 11 sto per crollare. Dico all’uomo… perdonami ma vado a letto. Lei però mi segue e si mette nel cassetto dell’armadio in camera da letto che lui le ha preparato per darle un posto riparato, silenzioso, sufficientemente buio ed isolato. Capisco che vuole un po’ di coccole e comincio ad accarezzarla. Lei fa le fusa mentre la pancia quasi con un moto proprio comincia a contrarsi. Alle 11.30 si alza di scatto e comincia a spingere. Urla dal dolore e dalla rabbia. Esce dalla sua culla e comincia a correre per la camera da letto nel terrore di un male che non capisce. Poi un fiotto di sangue ed il cucciolo è fuori. E’ appeso al cordone ombelicale e lei si sente questa cosa che la tira. Piange e gira in tondo cercando di toglierlo. Continua a non capire finché l’istinto la spinge a rientrare nel suo posticino. E per incanto il dolore è passato. Il cucciolo è staccato da lei e comincia a mangiarsi la placenta ed a leccarlo. Lo nasconde col suo corpo perciò mi ci vuole qualche secondo per vedere che è rosso. Come lei. Rosso!
Come ho detto non avevo dormito la notte precedente ed a quel ora ero sfinita. Il letto è vicino così mi alzo per distendermi un momento. Ma non faccio in tempo a tirarmi le coperte che Marta è sul letto. Guardandomi negli occhi mi urla un MIAOOO con un gattino che le sta già uscendo e mentre mi alzo di corsa per tornare al mio posto, già si rituffa nella sua cuccetta.
L’ingombrantino è cotto. È stato sveglio con me, sdraiato nel letto guardandola e parlandole per tutto il tempo così da una mezz’oretta ci ha abbandonate al nostro destino. Salvo svegliarsi di quando in quando per chiedermi “quanti sono?”. Cinque è la mia prima risposta. Sei è la seconda.
A quel punto sono le tre passate. La guardo, avvicino il mio viso al suo musino e le dico: mi fai andare a dormire? Lei mi lecca una guancia fusando e mi lascia alzare.
